Nuovi termini per impugnare il licenziamento.
Riforma del Collegato Lavoro - Legge 04.11.2010 n. 183

Con la legge conosciuta come il Collegato Lavoro si sono apportate modifiche sostanziali alla materia inerente i rapporti individuali di lavoro e, in particolare, si è indrodotta una nuova disciplina sui licenziamenti che si applica, in via generale, a tutti i rapporti di lavoro subordinato come di seguito descritto.
Come già affrontato in altri casi, il termine per impugnare il licenziamento non muta, avendo il lavoratore la possibilità di impugnare, entro sessanta giorni, il licenziamento ritenuto illegittimo. E' bene ricordare che il termine di sessanta giorni è decadenziale, pertanto, al fine della validità dell'impugnazione del licenziamento, bisogna inviare una raccomandata a.r. (o altro mezzo idoneo ad attestarne la ricevuta) entro e non oltre tale termine.
La novità introdotta con il Collegato lavoro riguarda, piuttosto, i termini per proporre ricorso in via giurisdizionale, infatti, con la riforma, è necessario il deposito del ricorso in tribunale entro i successivi 180 giorni.
Ciò questo significa che se trascorrono i 60 giorni, decade la possibilità di richiedere al Giudice l'accertamento della illegittimità del licenziamento perdendo, di conseguenza, la possibilità di essere risarciti e/o reintegrati dal datore di lavoro.
Successivamente, entro 180 giorni dall'invio della raccomandata, è indispensabile depositare il ricorso alla cancelleria del tribunale in funzione di Giudice del lavoro.
Sostanzialmente la norma prevede che, oltre ad impugnare il licenziamento nei sessanta giorni, il lavoratore deve, successivamente, scegliere, entro il termine massimo di 180 giorni dall'impugnazione del licenziamento, se andare in giudizio o meno, riducendo drasticamente, così i tempi di scelta del lavoratore.