Licenziamento del lavoratore a seguito di espressioni irriguardose nei confronti del datore di lavoro.
Sentenza n.6569/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro


Con la Sentenza in oggetto, viene sancito il principio in virtù del quale si ritiene non sussistente la giusta causa di licenziamento nell'ipotesi in cui il prestatore di lavoro abbia tenuto, nei confronti del proprio datore di lavoro, una condotta consistente nell'uso di espressioni irriguardose, allorquando detta condotta sia la conseguenza di una reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti.
La pronuncia de qua trae il proprio fondamento dalle conclusioni formulate dalla Corte territoriale, in grado di appello, allorquando, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, ha ritenuto che le espressioni irriguardose, ma non minacciose, rivolte dal prestatore di lavoro al proprio superiore gerarchico, andavano valutate nel contesto in cui erano state pronunciate, caratterizzato da un alterco intervenuto tra questi ultimi, ritenendole effetto di una reazione "emotiva ed istintiva" del lavoratore ai rimproveri ricevuti; per siffatti motivi, la Corte d'Appello escludeva l'ascrivibilità del comportamento de quo ad una ipotesi di vera e propria insubordinazione e, comunque, riteneva non sussistere, nel caso di specie, la particolare gravità contrattualmente richiesta per potersi fare applicazione della sanzione espulsiva.
Con la Sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione ribadiva il consolidato principio, a mente del quale "per stabilire in concreto l'esistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro ed in particolare di quello fiduciario, occorre valutare da un lato la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all'intensita' dell'elemento intenzionale, dall'altro la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare (ex plurimis, Cass., nn. 20221/2007; 24349/2006; 19270/2006; 12001/2003).