L'infortunio in Itinere.
Sentenza n.12326/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro

Il D.Lgs. 38/2000 ha inserito nell'oggetto dell'assicurazione INAIL anche il c.d. "infortunio in itinere"; l'art. 12 del decreto citato, rubricato "Infortunio in itinere" testualmente prevede: "Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l'assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha piè rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.
L'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a causa di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed imporogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purchè necessitato. Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso di alcolici e psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida". Con la Sentenza in oggetto, la Suprema Corte ribadisce i presupposti necessari affinchè un infortunio occorso ad un lavoratore possa ritenersi verificato in occasione di lavoro e, per l'effetto, tutelato dalle specifiche norme di protezione antinfortunistiche. Al riguardo, la Corte precisa che, a tal uopo, "occorre che sussista uno specifico collegamento tra l'evento lesivo e l'attività lavorativa"; in particolare, richiamando una pronuncia della Suprema Corte del 4 aprile 2005, n. 6929, aggiunge che "ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio in itinere, anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato deve aversi riguardo a criteri che individuino la legittimità, o meno, dell'uso del mezzo in questione secondo gli 'standards' comportamentali esistenti nellaà familiare ed un rapporto con l'attività lavorativa diretto ad una maggiore efficienza delle prestazioni". Con la medesima Sentenza, dopo tali premesse, la Suprema Corte richiama -condividendola- la pronuncia del 23 società civile e rispondenti ad esigenze tutelate dall'ordinamento, quali un più intenso legame con la comunit maggio 2008, n. 13376, nella quale vengono enumerati i presupposti necessari ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio subito dal lavoratore nel percorrere, con mezzo privato, la distanza fra la sua abitazione ed il luogo di lavoro, a tal uopo richiedendosi la sussistenza di: a) un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento; b) un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa e c) la necessità dell'uso del veicolo privato. Con precipuo riferimento a tale enumerazione, la Corte di Cassazione precisa che, quanto al requisito di cui alla lettera a), esso deve essere inteso nel senso che "tale percorso deve costituire per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione", precisando, altresì, per quanto attiene al requisito di cui alla lettera b), che esso deve essere inteso nel senso che l'itinerario seguito "non sia dal lavoratore percorso per ragioni occasionali o in orari non collegabili alla seconda" (attività lavorativa); infine, quanto al presupposto di cui alla lettera c), si richiede la "necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, da accertarsi in considerazione della compatibilità degli orari dei pubblici servizi di trasporto qualora risulti impossibile, tenuto conto delle peculiarità dell'attività svolta, la previa determinazione della durata della sua prestazione lavorativa". L'accertamento della sussistenza dei presupposti sopra enumerati, dunque, determina l'indennizzabilità dell'infortunio in itinere. E, con precipuo riferimento al sistema di indennizzo degli infortuni verificatisi e alle malattie denunciate dal 25 luglio 2000 in poi, il sistema tradizionale di valutazione dell'inabilità permanente è stato sostituito con quello del "danno biologico", nozione che fa riferimento alla "lesione dell'integrità psicofisica" suscettibile di valutazione medico legale e causativa di una menomazione valutabile secondo le tabelle di cui al D.M. 12 luglio 2000. Per il sistema del danno biologico si applicano, dunque, le prestazioni economiche previste dal D.Lgs. 38/2000, ovvero l'indennizzo in capitale, se la menomazione è di grado pari o superiore al 6%, ma inferiore al 16%, o l'indennizzo in rendita, qualora la menomazione sia pari o superiore al 16%. Non sono, per converso, indennizzabili, alla stregua della normativa vigente, le menomazioni all'integrità psicofisica di grado inferiore al 6%, nonchè tutte quelle lesioni che non incidono sulla capacità lavorativa e non sono suscettibili di valutazione medico-legale.