Contratto a Progetto
La nuova normativa

Con l'introduzione del D.Lgs. 10.9.2003 n.276 si è tentato di porre un freno allo strumento delle finte collaborazioni coordinate e continuative, spesso utilizzato per eludere la normativa sul lavoro parasubordinato; nel novero della disciplina di cui all'art. 409 n.3 c.p.c., invero, è stato possibile rinvenire tipologie di lavoro atipiche, che, per la maggiore flessibilità che offrivano rispetto al tradizionale schema del rapporto di lavoro di natura subordinata, nonchè per la maggiore convenienza economica, hanno trovato larga diffusione.
E, proprio con la tipologia contrattuale del lavoro a progetto si è tentato, come detto, di porre un freno al fenomeno delle finte co.co.co, mediante l'introduzione di un nuovo contratto di lavoro. Il D.Lgs. 276/2003 citato, infatti, all'art. 61, stabilisce che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione della attività lavorativa. Il legislatore ha, tuttavia, previsto talune esclusioni dall'applicazione della normativa sul lavoro a progetto; infatti, non devono essere ricondotti allo schema negoziale del lavoro a progetto: i rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, le prestazioni occasionali (per tali intendendosi i rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nell'arco dell'anno solare con lo stesso committente, il cui compenso complessivo sia inferiore a E.5.000,00), le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali, nonchè i rapporti di collaborazione con la Pubblica Amministrazione, a cui le disposizioni di cui al D.Lgs. 276/2003 non si applicano, le collaborazioni rese nei confronti delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate ed agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
La disciplina che emerge dall'art. 61 citato è, dunque, finalizzata ad impedire l'utilizzo improprio o fraudolento delle collaborazioni coordinate e continuative; al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 si collocano, con tutta evidenza, fattispecie che non presentano significativi rischi di elusione della normativa inderogabile del diritto del lavoro.
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Gli elementi qualificanti


Il lavoro a progetto, dunque, stante l'espressa previsione normativa, ha natura autonoma ed i relativi elementi qualificanti, desumibili dallo stesso art. 61 citato, sono: le modalità di svolgimento dell'attività dedotta in contratto, che sono quelle della collaborazione coordinata e continuativa; il progetto, il programma di lavoro o la fase di esso, che deve essere individuato dal committente; l'autonomia del collaboratore nello svolgimento dell'attività lavorativa e la gestione di essa in funzione del risultato. Le collaborazioni coordinate e continuative, dunque, oltre al requisito del progetto, programma di lavoro o fase di esso, dall'autonomia del collaboratore nello svolgimento della attività lavorativa dedotta nel contratto e funzionalizzata alla realizzazione del progetto, programma di lavoro o fase di esso, dalla necessaria coordinazione con il committente, e dall'irrilevanza del tempo impiegato per l'esecuzione della prestazione.
- Il progetto. Il progetto consiste in un'attività produttiva ben identificabile e funzionalmente collegata ad un determinato risultato finale cui il collaboratore partecipa direttamente con la sua prestazione. Il progetto può essere connesso all'attività principale od accessoria dell'impresa. L'individuazione del progetto da dedurre nel contratto compete al committente.
- Il programma o fase di esso. Il programma di lavoro consiste in un tipo di attività cui non è direttamente riconducibile un risultato finale. Il programma di lavoro o la fase di esso si caratterizzano, infatti, per la produzione di un risultato solo parziale destinato ad essere integrato, in vista di un risultato finale, da altre lavorazioni e risultati parziali.
- L'autonomia del collaboratore. Nell'ambito del progetto o del programma la definizione dei tempi di lavoro e delle relative modalità deve essere rimessa al collaboratore. Ciò perchè l'interesse del creditore è relativo al perfezionamento del risultato convenuto e non, come avviene nel lavoro subordinato, alla disponibilità di una prestazione di lavoro eterodiretta. Le collaborazioni coordinate e continuative nella modalità a progetto hanno una durata determinata o determinabile, in funzione della durata e delle caratteristiche del progetto, del programma di lavoro o della fase di esso. Nel caso di programma di lavoro la determinabilità della durata può dipendere dalla persistenza dell'interesse del committente alla esecuzione del progetto, programma di lavoro o fase di esso.
- Il coordinamento. Il collaboratore a progetto può operare all'interno del ciclo produttivo del committente e, per questo, deve necessariamente coordinare la propria prestazione con le esigenze dell'organizzazione del committente. Il coordinamento puù essere riferito sia ai tempi di lavoro che alle modalità di esecuzione del progetto o del programma di lavoro, ferma restando, ovviamente, l'impossibilità del committente di richiedere una prestazione o un'attività esulante dal progetto o programma di lavoro originariamente convenuto.
- Forma e durata del contratto. Il contratto di lavoro a progetto deve avere la forma scritta e contenere: la durata della prestazione da svolgere, il progetto o programma da realizzare, le forme di coordinamento del lavoratore con il committente, il corrispettivo, le previsioni di eventuali specifiche misure di sicurezza e di tutela della salute del lavoratore. La forma scritta è richiesta a probationem, per cui la mancanza della scrittura non rende il contratto nullo.
- Possibilità di rinnovo. Analogo progetto o programma di lavoro può essere oggetto di successivi contratti di lavoro con lo stesso collaboratore. Quest'ultimo può essere impiegato successivamente anche per diversi progetti o programmi aventi contenuto del tutto diverso. Tuttavia i rinnovi, così come i nuovi progetti in cui sia impiegato lo stesso collaboratore, non devono costituire strumenti elusivi dell'attuale disciplina.
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Rafforzamento della Tutela


L'art. 66 del D.Lgs. citato appronta appronta un sistema di tutele minimo con particolare riferimento alla gravidanza, alla malattia ed all'infortunio stabilendo in primo luogo che essi non comportano l'estinzione del rapporto contrattuale, che rimane sospeso, senza erogazione del corrispettivo.
Successivi provvedimenti hanno determinato un ulteriore rafforzamento delle tutele per i lavoratori a progetto, che hanno riguardato particolarmente la tutela previdenziale della malattia e della maternità, con relativa possibilità del lavoratore e della lavoratrice di astenersi dalla attività lavorativa avendo diritto a percepire le apposite indennità da parte dell'ente previdenziale.
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Divieto Co.Co.Co. e sanzoni


Con la disciplina sul lavoro a progetto, viene introdotto il divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici, cioè senza la previsione di un progetto o programma di lavoro. Ne discende l'illegittimitè dei rapporti di co.co.co. posti in essere in violazione dello schema negoziale tipico del lavoro a progetto.
In caso di accertamento giudiziale di un rapporto di natura subordinata, il rapporto di lavoro a progetto si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia negoziale di fatto realizzatasi tra le parti.
La seconda ipotesi di violazione riguarda la mancanza del progetto; in tale circostanza, il rapporto di lavoro del collaboratore si trasforma in lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla origine. La mancanza del progetto, dunque, opera come una presunzione legale circa la natura subordinata del rapporto e, conseguentemente, il legislatore impone che esso assuma la veste giuridica del rapporto di lavoro di natura subordinata.
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Lavoro a progetto nei call center


Il mercato del lavoro nel settore dei call center continua ad essere caratterizzato, anche successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 276 del 2003 ed alla introduzione del lavoro a progetto, da un consistente utilizzo di contratti di collaborazione autonoma.
Il Ministero del Lavoro, congiuntamente all'INPS ed all'INAIL, con la circolare n. 17 del 14.6.2006, ha fornito adeguate istruzioni con specifico riferimento ai call center, sebbene si tratti di indicazioni di carattere operativo rivolto solo al personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e degli Istituti previdenziali, al fine di uniformare il più possibile il criterio di valutazione da adottare nella lettura della tipologia contrattuale in esame.
Un progetto, un programma di lavoro od una fase di esso possono essere individuati anche nell'ambito delle attività operative telefoniche offerte dai call center, purchè in ogni caso idonei a configurare un risultato, determinato nei suoi contenuti qualificanti, che l'operatore telefonico assume l'obbligo di eseguire entro un termine prestabilito e con possibilità di autodeterminare il ritmo di lavoro.
Il progetto o programma di lavoro deve, in primo luogo, essere individuato con riferimento ad una specifica e singola "campagna" la cui durata costituisce il necessario termine esterno di riferimento per la durata stessa del contratto di lavoro a progetto.
Ai fini della corretta e compiuta determinazione del risultato richiesto al collaboratore è dunque necessario che il progetto, programma di lavoro o fase di esso sia qualificato tramite la specificazione:
a) del singolo committente finale cui è riconducibile la campagna (con riferimento ai call center che offrono servizi in outsourcing la campagna di riferimento sarà dunque quella commissionata da terzi all'impresa stessa);
b) della durata della campagna, rispetto alla quale il contratto di lavoro a progetto non può mai avere una durata superiore;
c) del singolo tipo di attività richiesta al collaboratore nell'ambito di tale campagna (promozione, vendita, sondaggi, ecc.);
d) della concreta tipologia di prodotti o servizi oggetto dell'attività richiesta al collaboratore;
e) della tipologia di clientela da contattare (individuata con riferimento a requisiti oggettivi e/o soggettivi).
In considerazione di tali requisiti essenziali e qualificanti è senz'altro configurabile un genuino progetto, programma di lavoro o fase di esso, con riferimento alle campagne out bound nell'ambito delle quali il compito assegnato al collaboratore è quello di rendersi attivo nel contattare, per un arco di tempo predeterminato, l'utenza di un prodotto o servizio riconducibile ad un singolo committente. Nelle attività in bound, per converso, l'operatore non gestisce, come nel caso dell'out bound, la propria attività, nè può in alcun modo pianificarla giacchè la stessa consiste prevalentemente nel rispondere alle chiamate dell'utenza, limitandosi a mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie psicofisiche per un dato periodo di tempo.
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